Черный ворон - версия 2013 г. (Если урвешь, подавишься)
mcguffin2011
Черный ворон, что ты вьешься,
Над моею головой?
Иль добычу себе чаешь?
Черный ворон, я не твой.

Что ж ты смерть мне обещаешь,
На меня навел ты страх -
Но добычи не добьешься,
Рядышком стоит семья.

Женушка благословляет,
Держит вахту и сестра,
Мудрый учитель знаки знает,
Надо мной броня крепка.

У меня броня крепка,
Есть учитель, есть семья:
Что даю, бери свободно;
На другое не позрись.

Что ж ты тень свою бросаешь

На спокойную жизнь мою?
Есть броня, многажды испытанная:
Если урвешь, подавишься.

Залегла тень твоя черная,
Клюва и коготок твоих;
Но сюда влететь не смей -
На пространство любви.

Территория тут любви,
Свет и доброта кругом.
Улети в свою сторонку:
Черный ворон, я не твой.

Улетай в свою сторонку,
Скажи роду своему -
Не разжиться, пир не устроить нам,
У него броня крепка.

(no subject)
mcguffin2011
Перевод из http://alex-aka-jj.livejournal.com/66984.html


Riunione operativa

Alla riunione del martedì Petrov arriva per primo. I presenti gli estraggono il cervello, lo servono su piattini d’argento e se lo divorano di buon appetito, dimostrando con ogni suono e gesto la propria soddisfazione. Il superiore di Petrov, Nedozaitsev, ha saggiamente provveduto a distribuire i cucchiaini da dessert. Fatto e mangiato.
— Colleghi, — apre la riunione Morkov’eva, — abbiamo davanti a noi una sfida importante. Ci è stata assegnata la realizzazione di un progetto per il quale dobbiamo tracciare alcune linee rosse. Siete pronti ad assumervi questo incarico?
— Certo, — si offre Nedozaitsev, che in quanto direttore è sempre pronto ad accollarsi un problema da far sbrogliare a qualcuno dei sottoposti. Premurandosi comunque di precisare: — Abbiamo sicuramente le competenze per farlo?
Il dirigente della sezione progettisti, Sidoriakhin, assente frettolosamente:
— Si capisce. Abbiamo per l’appunto fra di noi Petrov che è il mostro miglior specialista nel disegnare linee rosse. Lo abbiamo convocato espressamente per fargli esprimere un parere tecnico.
— Lieta di conoscerla, — dice Morkov’eva. — Quanto a me mi conoscete tutti, e qui accanto ecco Lenochka, responsabile del design nella nostra azienda.
Lenochka arrossisce e sorride confusa. Si è appena laureata in economia e commercio e si intende di design quanto un ornitorinco della progettazione di dirigibili.
— E quindi, — riprende Morkov’eva. — L’incarico è disegnare sette linee rosse. Devono essere tutte rigorosamente perpendicolari, inoltre alcune devono essere disegnate in verde, ed altre trasparenti. Lo possiamo fare?
— No — risponde Petrov.
— Non dia risposte affrettate, Petrov, — ribatte Sidoriakhin. — È’ stato assegnato un compito e bisogna portarlo a termine. Si ricordi che è un professionista, Petrov. Non ci dia motivo di dubitare della sua professionalità.
— Il fatto è che, — spiega Petrov, — l’espressione “linea rossa” postula che il colore della linea sia rosso. Disegnare una linea rossa in verde non è esattamente impossibile ma molto prossimo all’impossibile…
— Petrov, cosa vuol dire con “impossibile”? — chiede Sidoriakhin.
— Sto solo precisando la situazione. Non escludo che esistano delle persone affette ad esempio da daltonismo per le quali di fatto il colore della linea è indifferente, ma non credo che i destinatari del nostro progetto siano unicamente persone del genere.
— Cioè la cosa è teoricamente possibile, intende dire? — chiede Morkov’eva.
Petrov si rende conto di essersi spinto troppo in là con la sua metafora.
— Per essere più chiari, — rispose. — una linea in quanto tale si può disegnare di qualsiasi colore. Ma per avere una linea rossa si deve usare solo il colore rosso.
— Petrov, non ci confonda le idee: l’ha detto lei un momento fa che era una cosa possibile.
Petrov maledice a denti stretti la propria parlantina.
— No, non mi sono espresso bene. Volevo solo dire che in alcuni casi estremamente rari il colore della linea è indifferente, ma anche in questa evenienza la linea non sarà comunque rossa. Insomma, non sarà una linea rossa! Sarà verde, mentre voi la volete rossa.
Regna un minuto di silenzio nel quale si distingue il sommesso e febbrile lavorio delle sinapsi.
— Ma — colto da un’illuminazione suggerisce Nedozaitsev —  se le facciamo blu?
— Non se ne viene a capo ugualmente, — scrolla il capo Petrov. — Se le disegniamo in blu avremo delle linee blu.
Ritorna il silenzio. Questa volta a romperlo è Petrov.
— Mi sfugge un'altra cosa… Cosa intendeva quando ha parlato di linee trasparenti?
Morkov’eva lo guarda con degnazione, come un'esperta insegnante davanti ad uno scolaro impreparato.
— Mah, per spiegarmi meglio…Petrov, lei certo saprà cosa significa “trasparente”?
— Certo.
— E cos’è una linea rossa, immagino che non servano ulteriori spiegazioni?
— Assolutamente no.
— E quindi: ci disegni delle linee rosse di colore trasparente.
Petrov resta impietrito per un momento mentre cerca di riflettere.
— Il risultato finale che aspetto avrebbe? Mi fa capire per cortesia come se lo rappresenta?
— Insomma, Petro-o-ov! — dice Sidoriakhin. — Non mi pare proprio il caso… non siamo mica all’asilo! Chi è qua dentro lo specialista di linee rosse, Morkov’eva o lei?
— Sto solo cercando di chiarirmi i particolari dell’incarico…
— E cosa ci sarebbe da capire?.. — si intromette Nedozaitsev. — Lei lo saprà bene cos’è una linea rossa!
— Si però…
— E pure cosa vuol dire “trasparente” lo sa?
— Si capisce ma…
— Insomma che c’è da spiegare? Petrov, cerchiamo di non perderci in discussioni inconcludenti. Le è stato assegnato un incarico chiaro e netto. Faccia pure domande se sono domande concrete.
— Lei poi che è un professionista, — aggiunge Sidoriakhin.
— Sia pure, — si arrende Petrov. — lasciamo stare il colore. Però si è parlato anche di perpendicolarità?
— Infatti, — conferma prontamente Morkov’eva. — Sette linee, tutte assolutamente perpendicolari.
— Perpendicolari a cosa? — chiede Petrov.
Morkov’eva cerca fra le sue carte.
— Ah-ehm — pronuncia alla fine. — sarebbe a dire… a tutto. L’una all’altra. Cioè come si dice… Non lo so, credevo che fosse lei a sapere come sono fatte le linee perpendicolari, — trova finalmente una risposta.
— Ma certo che lo sa, — stabilisce una volta per tutte Sidoriakhin. — Siamo tra professionisti qui, non è vero?
— Può essere perpendicolare una coppia di linee, — spiega pazientemente Petrov. — Non possono essere perpendicolari tutte e sette le linee l’una all’altra. Si tratta di geometria da prima media.
Morkov’eva scrolla il capo per cacciare lo spettro appena intravisto delle saldamente dimenticate nozioni scolastiche. Nedozaitsev batte il palmo sulla scrivania:
— Petrov, la smetta con questi modi. Prima media! Un po’ di rispetto! Non si permetta di fare allusioni e di insultare i colleghi. Rientriamo nei ranghi di un dialogo costruttivo. Non sono certo imbecilli le persone che assistono a questa riunione.
— Esattamente quello che penso io, — dice Sidoriakhin.
Petrov tira a sé un foglio di carta.
— Allora facciamo che ve lo disegno, — dice. — Questa è una linea linea. Giusto?
Morkov’eva annuisce col capo.
— Disegno la seconda… — dice Petrov. — E’ perpendicolare alla prima?
— Hm-mmm…
— Sì che è perpendicolare.
— Ma lo vede anche lei allora! — esclama esultante Morkov’eva.
— Aspetti che non è finita. Ora disegno la terza linea… E’ perpendicolare alla prima?
Silenzio meditabondo. Senza aspettare la risposta Petrov conclude da solo:
— Sì, rispetto alla prima linea è perpendicolare, Ma con la seconda linea non si intersecano. Questa e la seconda linea sono parallele.
Silenzio. Poi Morkov’eva si alza e, fatto il giro della scrivania, si mette alle spalle di Petrov per guardare dalla sua stessa prospettiva.
— Be’… — ammette poco convinta. — Parrebbe di sì.
— Ma è proprio questo il fatto, — dice Petrov cercando di sfruttare il successo appena conseguito. — Finché le linee sono due possono essere perpendicolari. Se però aumentano di numero…
— Posso prendere la penna? — chiede Morkov’eva.
Petrov le cede la penna. Мorkov’eva traccia attentamente alcune righe incerte.
— E se si fa così?..
Sospiro di Petrov.
— Questo si chiama triangolo. No, qua non c’è perpendicolarità. E comunque non sono sette ma solo tre.
Morkov’eva stringe le labbra.
— E perché sono blu? — chiede improvvisamente Nedozaitsev.
— Già appunto, — si accoda Sidoriakhin. — volevo chiederlo anch’io.
Petrov spalanca gli occhi, poi li abbassa sul disegno.
— Ho una penna blu, — pronuncia alla fine. — Volevo solo fare un esempio…
— Ma non sarà proprio quello il problema? — lo interrompe impaziente Nedozaitsev col tono di qualcuno che finalmente ha afferrato un concetto e vuole spiegarlo subito anche gli altri prima di perdere il filo. — Ha fatto le linee blu. Le disegni in rosso e poi vediamo cosa viene fuori.
— Sarà esattamente lo stesso, — dice convinto Petrov.
— No senta, come fa ad essere lo stesso? — dice Nedozaitsev. — Come può esserne convinto se non ci ha neanche provato? Le disegni rosse, che poi vediamo.
— Non ho una penna rossa al momento, — confessa Petrov. — Ma posso assicurarle che…
— E perché non è venuto preparato, — la rimprovera Sidoriakhin. — Era stato avvertito che c’era una riunione …
— Posso affermare con la massima sicurezza — risponde Petrov disperato, — che usando il rosso il risultato sarà esattamente lo stesso.
— Ma se era stato lei stesso prima a dirci — replica Sidoriakhin — che le linee rosse si devono fare usando il rosso. Me lo ero addirittura segnato. Mentre ora ce le disegna con la penna blu. Queste a suo parere sarebbero linee rosse?
— E infatti, — osserva Nedozaitsev. — L’avevo già fatta io la domanda sul rosso. Cosa mi aveva risposto?
Petrov è inaspettatamente salvato da Lenochka che senza alzarsi stava studiando attentamente il disegno.
— A me sembra di aver capito — dice. — Lei per ora non ne fa una questione di colore, vero? Quello che intendeva era la cosa, la perpe, come si dice?
— Perpendicolarità delle linee, appunto, — riprende con gratitudine Petrov. — Non c’entra niente col colore delle linee.
— Basta, mi avete fatto perdere il filo definitivamente, — dice Nedozaitsev passando in rassegna con gli occhi tutti i presenti alla riunione. — Vogliamo decidere qual è il problema da risolvere? Il colore o la perpendicolarità?
Morkov’eva emette suoni di disorientamento e scrolla il capo. Anche lei si è persa.
— L’uno e l’altra, — risponde a bassa voce Petrov.
— Non ci capisco più niente, — dice Nedozaitsev assorto nella contemplazione delle proprie mani a dita incrociate, — Abbiamo un compito. Alla fin fine si tratta solo di sette linee rosse. Capirei se fossero venti! Ma sono appena sette. E’ un compito semplice. Il committente vuole sette linee perpendicolari. Giusto?
Morkov’eva annuisce.
— E anche Sidoriakhin non vede qual è il problema,— dice Nedozaitsev. — Dico bene Sidoriakhin?.. Appunto. Insomma cosa ci impedisce di eseguire il nostro compito?
— La geometria, — replica con un sospiro Petrov.
— Ma non ci badi e proceda! — decreta Morkov’eva.
Petrov tace e si concentra. Il suo cervello evoca e scarta una dopo l’altra diverse metafore espressive capaci di convogliare ai presenti il carattere surreale di ciò che avviene, ma disgraziatamente tutte quante, una volta trasposte in parole, iniziano con un esclamazioni assolutamente inammissibili in una discussione di lavoro.
Stanco di attendere una risposta Nedozaitsev sentenzia:
— Petrov, voglio sentire solo se è capace di farlo o no. Mi rendo conto che lei è chiuso nei limiti della sua professione e non coglie l’insieme della questione. Ma non si tratta certo di una cosa difficile! Disegnare appena sette linee. Abbiamo perso due ore a discutere di una cosa semplicissima e non siamo ancora arrivati ad una conclusione.
— Appunto, — dice Sidoriakhin. — lei non fa che criticare e dire che è impossibile. “Impossibile, impossibile!” Proponga invece una soluzione! Che a criticare son bravi tutti, ma mi scusi, lei è un professionista!
Petrov pronuncia stancamente:
— Va bene, facciamo che vi disegno due linee rosse assolutamente perpendicolari e le altre saranno trasparenti. Saranno trasparenti e non si vedranno, ma le disegno. Può andare?
— Può andare? — Morkov’eva si rivolge a Lenochka. — Sì, può andare.
— Però ce ne vorrebbe almeno un altro paio in verde, — aggiunge Lenochka. — E poi vorrei chiedere ancora una cosa se posso…
— Prego, — l’autorizza Petrov con voce piatta.
— Si può fare una linea a forma di gattino?
Petrov resta in silenzio per qualche secondo e poi chiede:
— Cosa?
— A forma di gattino. Di micetto. Ai nostri utenti piacciono molto gli animali. Sarebbe proprio una bella cosa….
— No, — dice Petrov.
— Ma perché?
— Certo che posso disegnare un gattino. Non sono un disegnatore artistico ma ci posso provare. Solo che non sarebbe più una linea. Sarebbe un gatto. Una linea e un gatto sono due cose diverse.
— Un gattino, — specifica Morkov’eva. — non un gatto ma un gattino, di quelli piccoli e teneri. I gatti invece …
— Tanto fa lo stesso, — scrolla il capo Petrov.
— Proprio non si può? — chiede Lenochka delusa.
— Petrov, faccia almeno il favore di stare a sentire fino alla fine, — dice irritato Nedozaitsev. — non fa neanche finire di parlare e già comincia a dire no.
— Ho afferrato il concetto, — dice Petrov senza sollevare lo sguardo dalla scrivania. — Non si può disegnare una linea a forma di gattino.
— Allora lasciamo stare, — acconsente Lenochka. — Ma neanche a forma di uccellino?
Petrov solleva lo sguardo su di lei senza una parola e Lenochka comprende.
— Allora lasciamo stare, — ripete.
Nedozaitsev batte il palmo sulla scrivania.
— Allora cosa abbiamo deciso? Cosa facciamo?
— Sette linee rosse, — dice Morkov’eva. — due in rosso, due in verde e le altre trasparenti. Giusto? Ho capito bene?
— Giusto, — conferma Sidoriakhin prima che Petrov riesca ad aprire bocca.
Nedozaitsev annuisce soddisfatto.
— Ottimamente… allora abbiamo finito, colleghi?.. Chiudiamo la riunione?.. Ci sono altre domande?
— Ecco, — a Lenochka è appena tornato in mente  — Abbiamo anche un palloncino rosso! Sentite, lo possiamo gonfiare?
— Già, infatti, — dice Morkov’eva. — decidiamo subito anche questa cosa in modo da non fare una seconda riunione.
— Petrov, — Nedozaitsev si rivolge a Petrov — Lo possiamo fare?
— Ma cosa c’entra col mio lavoro il palloncino? — chiede meravigliato Petrov.
— E’ rosso, — spiega Lenochka.
Petrov tace impietrito e un tic nervoso gli fa tremare le punte delle dita.
— Petrov, — riprende innervosito Nedozaitsev. — Insomma questo lo può fare o no? Direi che è una domanda semplice.
— Ecco, — risponde cercando di non sbilanciarsi Petrov, — in teoria certo che posso ma…
— A posto, — Nedozaitsev annuisce. — Ci va lei e lo gonfia. Se necessario provvediamo alle spese di trasferta.
— Si può fare domani? — chiede Morkov’eva.
— Certamente, — risponde Nedozaitsev. — Penso che non ci siano problemi… Allora, adesso abbiamo finito? Benissimo. Una riunione produttiva. Grazie a tutti e arrivederci.
Petrov sbatte le ciglia alcune volte per tornare nella realtà obiettiva, poi si alza e lentamente si avvia all’uscita. Davanti alla porta lo raggiunge Lenochka.
— Posso chiederle un’altra cosa? — chiede Lenochka arrossendo — Quando va a gonfiare il palloncino, lo può gonfiare a forma di gattino?..
Petrov sospira.
— Posso fare tutto, — dice. — Posso fare qualsiasi cosa. Sono un professionista.

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